Luoghi, strumenti e tutele per il lavoro agile. Sottoscritto il protocollo nazionale.

“Il lavoro agile, il cosiddetto smart working, è cresciuto molto durante la pandemia, ma al di là dell’emergenza sarà una modalità che caratterizzerà il lavoro in futuro”.

Con queste parole, lo scorso dicembre, il ministro Andrea Orlando ha presentato il Protocollo nazionale sul lavoro in modalità agile nel settore privato, sottoscritto tra Governo e parti sociali.

Il protocollo integra le disposizioni della legge 81/2017 e fornisce le linee guida per imprese e lavoratori per disciplinare correttamente il lavoro agile, che a far data dalla fine del periodo di emergenza sanitaria dovrà essere regolamentato tra le parti da un accordo individuale.

L’art. 2 del Protocollo prevede infatti che il lavoro agile possa essere avviato solo in seguito alla sottoscrizione dell’accordo individuale, definendo i contenuti minimi dell’accordo tra cui alle lettere c), e), g) del comma 2

– i luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento della prestazione lavorativa esterna ai locali aziendali;

– gli strumenti di lavoro;

– le forme e le modalità di controllo della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nel rispetto di quanto previsto sia dall’art. 4, legge 20 maggio 1970, n. 300 (Stat. Lav.) e s.m.i. sia dalla normativa in materia di protezione dei dati personali.

I successivi articoli 4 e 5 fissano i principi di base in merito al luogo ed agli strumenti di lavoro.

Quanto al luogo di lavoro, il lavoratore è libero di individuare il luogo dove svolgere la prestazione in modalità agile purché lo stesso abbia caratteristiche tali da consentire la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza e riservatezza, anche con specifico riferimento al trattamento dei dati e delle informazioni aziendali nonché alle esigenze di connessione con i sistemi aziendali.

Per quanto concerne gli strumenti di lavoro, ai sensi dell’art. 5, il datore di lavoro fornisce la strumentazione tecnologica e informatica necessaria allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile, al fine di assicurare al lavoratore la disponibilità di strumenti che siano idonei all’esecuzione della prestazione lavorativa e sicuri per l’accesso ai sistemi aziendali.

Se le parti concordano l’utilizzo di strumenti tecnologici e informatici propri del lavoratore, provvedono a stabilire i criteri e i requisiti minimi di sicurezza da implementare.

In caso di guasto, furto o smarrimento delle attrezzature e in ogni caso di impossibilità sopravvenuta a svolgere l’attività lavorativa, il dipendente è tenuto ad avvisare tempestivamente il proprio responsabile e, se del caso, attivare la procedura aziendale per la gestione del data breach.

L’art. 12 fornisce indicazioni molto chiare in tema di protezione dei dati personali e riservatezza, in relazione agli obblighi cui è tenuto

– il lavoratore, il quale in qualità di autorizzato è tenuto a trattare i dati personali cui accede per fini professionali in conformità alle istruzioni fornite dal datore di lavoro e nel rispetto del dovere di riservatezza;

– il datore di lavoro, il quale adotta tutte le misure tecnico-organizzative adeguate a garantire la protezione dei dati personali dei lavoratori in modalità agile e dei dati trattati da questi ultimi, con un richiamo esplicito alla normativa vigente sul trattamento dei dati personali e, in particolare, il Regolamento UE n. 679/2016 (GDPR).

Sotto il profilo della tutela dei dati lo smart working apre una duplice questione.

Aumenta il rischio per il datore di lavoro che i dati, personali ma non solo, di cui esso risulta Titolare, vengano trattati “in remoto” dal lavoratore non rispettando le misure organizzative e/o tecniche messe in piedi dal datore di lavoro per garantire la liceità e la correttezza stessa del trattamento.

Dall’altra parte, aumenta il rischio di un ingresso del datore di lavoro nella vita personale del lavoratore, se non addirittura in ambienti e luoghi strettamente privati (come l’abitazione) nonché dell’uso di strumenti di controllo a distanza della prestazione lavorativa in contrasto con l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori oltre che con il GDPR.

Gli accordi di smart working e la predisposizione delle necessarie misure tecniche ed organizzative, by design per la modalità di lavoro agile, dovranno essere oggetto di attenta valutazione al fine di evitare

  • trattamenti illeciti dei dati dei lavoratori
  • trattamenti illeciti da parte dei lavoratori e la perdita di dati ed informazioni riservate di cui il datore di lavoro è Titolare.

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L’avvocato Eleonora Lenzi si occupa principalmente di diritto delle imprese ed ha maturato una significativa esperienza in materia di contrattualistica nazionale ed internazionale, tutela

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